venerdì 29 marzo 2013

CITTADINO MASTRANGELI MARINO: PRRRRRRRR

GIà MI SEI STATO DI MOLTO SUL CAZZO QUANDO HAI PUBBLICATO QUESTO POST IL 29/5/2012:
Cari amici ed amiche, siccome l'ONU prevede che entro il 2050 un miliardo di africani diverranno fino a 3 miliardi, per evitare un'invasione di disperati, propongo di presentare nella prossima legislatura, tramite i parlamentari del MoVimento 5 Stelle, una formale richiesta al Governo Italiano per chiedere all'Unione Europea e all'Organizzazione delle Nazioni Unite, di donare istruzione e informatizzazione a tutte le persone povere residenti nelle aree sovrappopolate del Mondo.
Altrimenti gli scenari (anche in Italia) potrebbero essere apocalittici, tra cui il vertiginoso aumento delle epidemie (AIDS, malaria, tubercolosi,etc.), dei prezzi delle materie prime, della criminalità, del terrorismo, della prostituzione, dello sfruttamento dei lavoratori, del degrado ambientale, etc.
Per consultare le previsioni demografiche dell'ONU, cliccate il seguente link:
http://esa.un.org/unpd/wpp/unpp/panel_population.htm
DISCUTIAMONE ANCHE NEL FORUM DEL MOVIMENTO 5 STELLE:

okkio, non per il concetto sulla cooperazione, ma il modo in cui è scritto è a dir poco subdolo e disgregante: "disperati, epidemie etc...". Il Mastrangeli creò un bel vespaio e si prese tanti vaffanculo ben assestati. 
Questo post fu per me un campanello d'allarme sulle idee circa le questioni immigrazione, ius soli e multiculturalità nel M5S, ancora irrisolte e inespresse.

Ora che sei anche andato dalla D'Urso, cittadino Mastrangeli... ti mando definitivamente AFFANCULO!!!! e spero che tutto il movimento ti metta alla berlina e ti espella. Mi unisco quindi a coloro che in 
http://www.beppegrillo.it/2013/03/le_balle_quotidiane_9.html chiedono misure definitive!!!:

FUORI MARINO MASTRANGELI
(senza appello)

RECIDIVO E MALATO DI PROTAGONISMO
Può FARE ALTRI DANNI NON SOLO DI IMMAGINE AL MOVIMENTO.
DURA LEX SED LEX

Allons enfants citoyen M5S -"Quì o si fa l'italia o......."
CICERUACCHIO 29.03.13 12:31| 

Esplulsione immediata per Marino Mastrangeli grazie!
Marco Cuccato Commentatore certificato  29.03.13 11:59|

.... per ultimo ma non ultimo merita menzione speciale
Marino Germano Mastrangeli:è andato a farsi intervistare da barbara d'urso a pomeriggio 5 ma porco cane barbara d'urso????????vergognati .....
pretendo l'allontanamento almeno di antonio ventrino e Mastrangeli(l'ebete)per gravissime infrazioni
e passate parola non fate il gioco delle tre scimmiette(non vedo, non parlo, non sento)
Francesco S., roma Commentatore certificato 29.03.13 11:06|

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/03/29/tv-senatore-mastrangeli-m5s-va-dalla-durso-e-scoppia-pomenica/226637/
QUESTO IDIOTA IN CERCA DI GLORIA LO CACCIAMO VIA SUBITO...ALTRIMENTI CI SPUTTANIAMO!!!!!!!
Michele V. Commentatore certificato 29.03.13 10:08|

FUORI MASTRANGELO, CHE SPUTA NEL PIATTO DOVE MANGIA, (FORSE HA COMINCIATO A MANGIARE ANCHE ALTROVE). CI SONO MOLTI ELETTI M5S CHE NON HANNO NESSUNA IDEA, HANNO SOLO COLTO L'OCCASIONE PER PIAZZARSI. PER ME VANNO CACCIATI TUTTI, BEPPE, ANCHE A COSTO DI RIMANERE SOLO, ALTRIMENTI ROVINERANNO IL MOVIMENTO DALL'INTERNO.CACCIA I DISSIDENTI PERCHE' SI SONO GIA' VENDUTI E CERCANO DI ACQUISTARE POTERE CONTRO DI TE.
Eugenio Smiraglia 29.03.13 00:45| 

etc. etc.




giovedì 7 marzo 2013

D'Urso & C. Un mare di squali

Tutti sanno che il talk show è il format per eccellenza boicottato da tutti coloro che seguono le regole del Movimento. E se la D'Urso "fa il suo mestire" di squalo tra Avetrana e i desiderata del suo Kapò, i vari De Vita sono squali da acquario....
Allora Beppe, anzi meglio se lo fanno i capigruppo parlamentari diffidateli presso la magistratura di parlare quali sostenitori o attivisti del Movimento!
E che qualche hacker di buona volontà oscuri il blog e le pagine di questi squaletti da spiaggia!

sabato 2 marzo 2013

Grande M5S! Cose da fare:

Grande successo, grande possibilità di dare le prime spallate a un sistema finito!
- Ok al taglio dei costi della politica e dell'Amministrazione, con una bella spallata ai diritti acquisiti se non sono "morali e proporzionati": vitalizi vari, pensioni d'oro anche dei funzionari statali e para-culi vari, militari compresi, gli stipendi dei Manganelli & Friends di turno, dei manager delle partecipate etc...
e poi: 
1) Vendita immediata delle frequenze TV!! con tanto di vaffanculo a quel bugiardo di Passera che ha promesso date sempre rimandate !!!!
2) Immediato taglio e poi cessazione dall'anno prossimo dei finanziamenti alla scuola privata (tranne che per le attività di ricerca certificate nei settori innovativi)
3) Immediato inserimento online in RAI delle posizione aperte nella ricerca di personale! La RAI è pubblica, ma i suoi lavori no! E poi esplorazione per la vendita delle due reti!
4) Commissariamento di MPS e obbligare MPS a vendere le proprietà immobiliari e la sua collezione d'arte prima di darle anche un solo centesimo dell'IMU degli italiani! Come funziona per tutti gli italiani, che ci stiamo vendendo "i gioielli di famiglia" per campare!
5) Commissariamento ILVA! la situazione attuale è insostenibile: la proprietà conduce un imianto sotto sequestro giudiziario... conclusione: gli incidenti sul lavoro sono anche morti di stato!!!!!
6) Annuncio di exit strategy da tutte le missioni di guerra all'estero, altrochè di pace!!!! E naturalmente, vaffanculo agli americani e agli F35!!! Fino a quando dobbiamo essere schiavi del Piano Marshall???
6a) Proposta di legge europea per la costituzione di un esercito europeo e annullamento degli eserciti nazionali: tutti risparmierebbero tanti di quei soldi da poter rafforzare le forze di sicurezza e la PROTEZIONE CIVILE!!!




mercoledì 11 gennaio 2012

GOVERNO TECNICO "INFORMAZIONE TECNICA": STOP ALL'INFORMAZIONE TELEVISIVA SU SOLDATI FERITI IN MISSIONE E SUL MOVIMENTO MONDIALE DEGLI INDIGNADOS

29 DICEMBRE 2011, HERAT - 6 GENNAIO 2012, BALA MURGHAB: due attacchi in Afghanistan al contingente italiano, due feriti.

http://it.notizie.yahoo.com/afghanistan-militare-italiano-livemente-ferito-attacco-convoglio-084122803.html
Herat (Afghanistan), 29 dic. (LaPresse) - Un militare italiano è rimasto lievemente ferito nell'attacco di un convoglio in Afghanistan. "Questa mattina, alle ore 9.30 locali (6 in Italia) - rende noto il Regional Command West (RC-West) - è stato attaccato un convoglio logistico composto da mezzi militari e civili della coalizione in movimento da Bala Murghab ad Herat, nel settore Nord dell'area di competenza del Regional Command West (RC-West), sotto Comando della Brigata Sassari". Il convoglio era scortato da personale e mezzi della Task Force Center (Tfc), su base 66° Reggimento Aeromobile 'Trieste' rinforzata da assetti del 5° Reggimento Genio, dell' Esercito Statunitense e delle forze di sicurezza Afghane (Ansf). L'attacco, condotto con fuoco di mortai e con armi portatili, ha provocato la contusione di un militare italiano e causato la morte di un autista civile afgano ed il ferimento di altro autista locale. Il militare italiano e l'autista civile ferito sono stati prontamente soccorsi e successivamente evacuati in elicottero presso l'avamposto del 151° Reggimento 'Sassari' in Bala Murghab, dove a riceverli c'era il Comandante di RC-West, Generale di Brigata Luciano Portolano, presente il loco nell'ambito di una ricognizione avanzata nel settore Nord. L'attacco risulta attualmente concluso ed il convoglio ha ripreso il movimento verso Sud.
 
http://www.asca.it/news-Afghanistan__esplosione_a_Bala_Murghab__ferito_militare_italiano-1111221.html Afghanistan: esplosione a Bala Murghab, ferito militare italiano 06 Gennaio 2012 - 14:26

(ASCA) - Herat, 6 gen - Un militare italiano e' stato lievemente ferito oggi nell'aerea di BalaMurghab, in Afghanistan, dall'esplosione di un ordigno. Le sue condizioni non sono gravi. E' successo alle 15.05 locali (11.35 in Italia), nel corso di un'operazione congiunta con le forze di sicurezza afghane (Ansf), quando una squadra appiedata della Task Force Nord, su base 151* Reggimento ''Sassari'', e' stata coinvolta dall'esplosione di un ordigno improvvisato (IED- Improvised Explosive Device) . L'evento e' avvenuto a circa 10 Km a Nord di Bala Murghab, in un villaggio nei pressi della Cop (Combat Out Post) ''Mono'', avamposto nel settore Nord dell'area di responsabilita' italiana. Sul luogo dell' evento sono intervenuti immediatamente i soccorsi che hanno provveduto al trasferimento del militare in elicottero alla Fob (Foward Operating Base) ''Columbus'', sede del 151* Reggimento ''Sassari''. Il militare coinvolto e' rimasto sempre cosciente e ha gia' informato telefonicamente i propri familiari.

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 Ora, lungi da me rifarmi al modello informativo americano sulle loro guerre, ma ultimamente, soprattutto in corrispondenza della polemica sul contratto per i 131 caccia F35, l'informazione sulla guerriglia talebana ai soldati italiani non ha alcuna ridondanza, anzi è colposamente trascurata dai principali canali televisivi italiani. Di chi è l'ordine? Chi determina questa censura?

Perchè tutto ad un tratto in Italia non sentiamo più delle manifestazioni in Grecia, in Inghilterra, o dei movimenti degli indignados? E' forse tutto finito? Sappiamo bene di no, (http://www.cbsnews.com/8301-201_162-57356673/occupy-wall-street-returns-to-zuccotti-park/ ), ma l'italiano da informazione televisiva non merita più alcun approfondimento, alcun aggiornamento.... 

.....e così anche su Rai3 Linea Notte di ieri, ci tocca sentire della nascita della figlia di Beyoncè, e degli schiamazzi davanti all'ospedale... da occupy wall street a occupy Lenox hill Hospital.....  

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martedì 20 dicembre 2011

FREQUENZE TELEVISIVE - LA SOLUZIONE -

Abra Cadabra, voglio fare il mago e prevedere come andrà a finire....

NON CI SARA' UNA NORMALE ASTA IN STILE EUROPEO.....
nooo, siamo in Italia, non ci possiamo permettere ancora di sabotare l'ex imperatore della TV.... allora sarà così: un accordo facile facile con Passera (come pensare che il Re della topa non sappia convincere una Passera pelata....:) buono anche per la RAI dai bilanci in rosso, per Telecom e per i privilegiati del beauty contest (bella parola per dire brutta fregatura).....

La soluzione?
UNA BELLA CONCESSIONE (da almeno trenta a novanta anni, chissà) per un pugno di mosche e un pò di fumo negli occhi a noi piccoli italiani beoti, che magari saremo anche contenti di aver mantenuto la proprietà di frequenze che in futuro potrebbero essere ancora un valore....

Quanto frutterà?
QUALCHE CENTINAIO DI MILIONI, diciamo 300, invece di circa 3 miliardi che permetterebbero di non vessare i cittadini con misure economicamente depressive, draconiane e socialmente ingiuste....

Chissà, magari mi sbaglio, ma io da buon mago, pubblico oggi che ancora non se ne parla, dopo aver sentito da Fabio Fazio le parole di quella brava persona ex banchiere ora pronto a immunizzarsi con una bella elezione in Parlamento l'anno prossimo.... bravo Passera! Tu si che non sei espressione di una sola lobby, ma di tutte le peggiori!!!

giovedì 24 novembre 2011

fine dei vitalizi.....

...dalla prossima legislatura!!!!!!!
e allora?
..anche noi ci sottoporremo alle "misure necessarie di lacrime e sacrifici"...
dalla prossima legislatura!!!!!!!!

TUTTI IN PIAZZA PER LA FINE DEI VITALIZI ORA!!!!!!!!!!

martedì 17 giugno 2008

SONO INDIGNATO. E PER LA PRIMA VOLTA PUBBLICO LA VOCE DELLA MIA COSCIENZA CIVILE E POLITICA.
Inizio da un argomento grave, che in questi 2 giorni ha vissuto il suo prologo ed epilogo... fino a gennaio.
Voglio fare un punto sul rinvio della legge sulle class action, uno dei pochi strumenti democratici che il vituperato governo Prodi ci aveva lasciato in ereduità.
Ieri, 16 giugno, Repubblica.it sino a sera, non ha scritto nulla, nulla, nulla....
e io ho scritto al Direttore del sito, Vittorio Zucconi. Sotto la mail, inserisco qualche articolo che possa far respirare, a chi può essere interessato, un pò di sana diossina politico/affaristica che colpisce questa povera Italia...

Egr. Direttore,
oggi il telegiornale di rai 1 ore 13.30 ha riportato in servizio relativo a questa notizia:
<<> — Fonte: http://news.kataweb.it/fonte/17 (ormai eliminata) voti0 commenti
Confindustria torna a chiedere il rinvio dell’entrata in vigore della legge sulla Class Action prevista per il prossimo 29 giugno. Lo ha affermato la presidente degli Industriali, Emma Marcegaglia, anticipando la richiesta che farà in un prossimo colloquio con il ministro delle Attività Produttive, Claudio Scajola. AGI>>
Nel pomeriggio, ho cercato un approfondimento o un rimando sul suo sito, per me ormai una consuetudine sin dagli inizi dell'esperienza Internet.
Sito che trovo, mediamente, di buona qualità.
Ma oggi, tra i siti del Gruppo Espresso, l'unico link possibile sino all'ora in cui le scrivo (21.41) è questo:

No, mi scuso, non è vero: in un'eccellente memoria storica telematica che è il motore di ricerca d'archivio di Repubblica.it ho trovato 2 link:

Il secondo, emozionante pezzo di giornalismo come oggi avrei voluto fosse dedicato un articolo a questa importante e allarmante notizia, uno spazio in HP, magari finalmente con rimando nella sezione politica e non solo economica del Suo sito di informazione real time...
Il giornalismo era stare sul pezzo, fare inchiesta, almeno informare, al meglio. Oggi sono deluso, mi scuso per il tono. Comunque manterrò Repubblica.it come mia home.
Distinti saluti
Dott. Massimo Stoppa

La class action made in Italy nel mirino di Draghi e Marcegaglia

Renato Brunetta probabilmente non ha letto quelle poche righe tra le oltre trecento pagine della Relazione Annuale della Banca d' Italia. Né ha consultato il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia. Sta di fatto che mentre il ministro della Funzione Pubblica promette un' estensione della class action al settore pubblico - prefigurando la possibilità per i cittadini di ricorrere ad azioni collettive contro le inefficienze dei travet - , da Bankitalia e da Confindustria arriva la stroncatura della class action made in Italy varata dal governo Prodi. Le legge fissa a fine giugno la piena operatività delle norme, ma sia Draghi che la Marcegaglia tirano il freno: «L' azione collettiva risarcitoria contribuisce a migliorare l' efficienza dei mercati, ma le modalità con le quali lo strumento è stato recepito rischiano di comprometterne la funzionalità», è la tesi di Bankitalia che si riferisce soprattutto ai criteri di selezione delle associazioni legittimate ad agire per conto dei consumatori; «la legge è penalizzante per tutti in un Paese che ha una giustizia come la nostra», sottolinea dal canto suo la leader degli industriali. La palla ora passa al governo che dovrà decidere se tirare dritto lungo la strada tracciata dal precedente esecutivo o se prestare ascolto alle stroncature. Ai consumatori, ancora una volta, non resta che attendere. - Marco Patucchi

Class action contro Ligresti e Mediobanca

MILANO - Una "class action all' italiana", contro la Sai e la Premafin di Salvatore Ligresti e contro Mediobanca. Colpevoli, secondo i verdetti della Consob, del Tar e di un paio di tribunali, di aver agito in concerto nell' acquisizione della Fondiaria, nel 2002, e di aver dribblato - complici le fatali esitazioni della Consob - l' Opa che, per legge, sarebbe stata obbligatoria. A muovere le acque è stata, nelle scorse settimane, l' esito della prima causa arrivata al traguardo, quella intentata dalla Promofinan (la finanziaria degli ex soci "fiorentini"). Il giudice del tribunale civile di Milano ha riconosciuto alla società, come noto, il diritto a un risarcimento di 2,558 euro per ogni azione Fondiaria posseduta all' epoca dei fatti. Nel caso specifico, complessivi 3,4 milioni di euro, che Ligresti e Mediobanca dovranno risarcire, in solido, se la sentenza non sarà ribaltata in appello. Altre cause sono già state avviate da altri singoli vecchi azionisti della Fondiaria: Alberto Pecci, la famiglia Marcegaglia e un gruppo di circa 200 investitori istituzionali, titolari complessivamente di 12 milioni di azioni della vecchia Fondiaria, rappresentati da Deminor. Anche queste azioni legali dovrebbero arrivare a sentenza nei prossimi mesi, e tutto (a cominciare dal fatto che per qualcuna il giudice è lo stesso) lascia supporre che l' esito non sarà diverso da quella promossa dalla Promofinan. Ma sulla scia delle prime vittorie, ora sta per muoversi il popolo dei piccoli azionisti. In Italia, come noto, l' istituto della class action non è previsto dalla normativa. Nel senso che per ottenere un risarcimento bisogna necessariamente promuovere una causa e non basta, come accade negli Stati Uniti, accodarsi all' azione legale promossa da altri. E in Italia gli avvocati non possono sollecitare le adesioni dei potenziali danneggiati né lavorare "a risultato", cioè accordarsi con il cliente per vedersi retribuiti con una percentuale del risarcimento ottenuto. Per ovviare al vuoto normativo, a promuovere l' azione "collettiva" non sarà uno studio legale ma la società di consulenza per gli investitori Deminor, che nelle prossime settimane darà il via a una campagna rivolta ai vecchi azionisti della Fondiaria, con lo scopo di raccogliere - prima di tutto fra gli investitori istituzionali, i broker, i private banker, poi anche tra il pubblico dei risparmiatori - le adesioni del maggior numero di vecchi azionisti Fondiaria intenzionati a lanciare l' offensiva legale contro Ligresti e Mediobanca per vedersi risarcire il danno della mancata Opa obbligatoria. Il valore "teorico" del risarcimento è rilevante: sottraendo dal numero complessivo di azioni Fondiaria dell' epoca quelle controllate da Ligresti, Mediobanca e dai cavalieri bianchi (Francesco Micheli, Commerzbank, Mittel, Interbanca e Jp Morgan) che resero possibile l' escamotage con cui fu aggirato l' obbligo di Opa, restano oltre 212 milioni di azioni, pari a quasi il 56% del capitale della compagnia fiorentina. Applicando a queste azioni il risarcimento riconosciuto dal giudice nella causa Promofinan (un' operazione del tutto teorica perché un altro giudice potrebbe calcolare diversamente l' entità del danno), si ottiene un totale di circa 540 milioni di euro. Tra gli azionisti interessati, ci sono anche la Fiat, all' epoca titolare di oltre 8 milioni di azioni, poche meno di quelle possedute da Montedison e dalla Banca d' Italia. Ma se per i "big" della finanza nazionale c' è l' imbarazzo di dover promuovere azioni legali nei confronti di società "parenti" nei salotti buoni del capitalismo italiano, altrettanto non può dirsi per gli investitori istituzionali e per i piccoli risparmiatori. (r.rh.)
ED ECCO LA PREVEDIBILE ADESIONE ODIERNA DELLA GANG DI GOVERNO, CON RIFERIMENTO A UN'ALTRA CHICCA:

l ministro risponde positivamente alla richiesta di sospenderla del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia

Class action, Scajola:
"Una legge da rivedere"

di ETTORE LIVINI


MILANO - La class action come Dorando Petri rischia di cadere a un passo dal traguardo. Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha chiesto infatti un rinvio dell'entrata in vigore della legge sulle cause collettive di risarcimento (in teoria prevista per il 29 giugno) "che così com'è fatta non va bene". E il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola ha aperto subito uno spiraglio al nuovo vertice di viale dell'Astronomia (protagonista di ampie aperture al governo di centro-destra) ammettendo che "la norma è per certi aspetti impraticabile e bisogna dunque rivederne alcuni aspetti a tutela del consumatore perché non ci sia una risposta beffarda per chi vuole riconosciuti i propri diritti". Una difesa d'ufficio respinta da tutte le associazioni dei consumatori che ieri sono subito scese sul piede di guerra contro l'ipotesi di un posticipo.

Lo spettro di un primo depotenziamento della class action è arrivato in singolare coincidenza con il deposito presso il tribunale di Milano della prima causa civile di questo genere, avviata da Deminor e Altroconsumo contro le banche e revisori coinvolti nel crac della Parmalat. La richiesta di danni per Collecchio - cui sarà possibile associarsi fino a fine luglio - sarà presentata per conto di 4mila tra investitori istituzionali e piccoli risparmiatori al tribunale di Milano contro Deloitte Touche, Grant Thorton, Citibank, Bank of America, Nextra (oggi Eurizon), Morgan Stanley e Deutsche Bank.

Al di là dei titoli ottenuti dagli ex-obbligazionisti nell'ambito del concordato, gli ex-soci di Collecchio hanno ottenuto per ora nei tribunali dove si sono costituiti parti civili un risarcimento come danno morale pari a circa il 6% dei loro investimenti grazie all'accordo con Deloitte. E dopo la decisione dei giudici Usa di escluderli dalle class action americane l'unica strada per rivedere un po' dei propri soldi (per chi non lo ha già chiesti nei processi in corso) è quello della class action tricolore.

Parmalat intanto ha ripreso ieri a volare in Borsa grazie all'effetto-risarcimenti. I titoli di Collecchio - spinti dai 356 milioni arrivati in cassa grazie alle transazioni con Ubs e Credit Suisse - hanno guadagnato ieri l'8,4%, rialzo che ridimensiona a -39% il calo da inizio anno. Enrico Bondi finora ha chiuso transazioni per quasi 1,6 miliardi e non sembra intenzionato a rimanere seduto per troppo tempo su questo "tesoretto" (in cassa ci sono quasi 1,5 miliardi) di liquidità. Collecchio ha da tempo allo studio diverse ipotesi d'acquisizione e la chiusura delle cause svizzere potrebbe consentire ora di accelerare i tempi. Anche per prevenire le mosse dei fondi, che malgrado il flop dell'ultima assemblea potrebbero tornare all'attacco per chiedere un dividendo straordinario, e gli appetiti di potenziali scalatori, solleticati dallo scivolone dei mesi scorsi in Borsa.

Ieri, l'amministratore delegato di Parmalat è stato in visita a Roma dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Qualcuno ha ventilato l'ipotesi di un'offerta della cloche di Alitalia al super-risanatore di Montedison e di Collecchio, ma Bondi ha ribadito ieri che il futuro della compagnia di bandiera "non è affar mio". Possibile, invece, che l'ad abbia voluto fare un punto della situazione proprio sui progetti futuri di Parmalat con un politico (Letta appunto) che sin dai primissimi giorni dopo il crac aveva dato un contributo decisivo a mettere le basi, Legge Marzano in testa, per rendere poi possibile il salvataggio del gruppo.
( 17 giugno 2008)

l ministro per le Attività Produttive blocca l'entrata in vigore della normativa
"Per produrre effetti positivi ha necessità di essere ritoccata"

Scajola conferma: "Class action
slitta al primo gennaio 2009"

MILANO - La legge sulla class action entrerà in vigore a partire dal primo gennaio dopo un "percorso di revisione con le parti interessate". Lo ha confermato il ministro per le Attività Produttive Claudio Scajola, a margine di un incontro a Palazzo Marino, aggiungendo che "il governo è favorevole al provvedimento". L'entrata in vigore della normativa era stata inizialmente fissata per il 29 giugno.

Scajola ha respinto tuttavia le accuse delle associazioni dei consumatori, che ieri sono insorte contro la decisione del governo: "Qualcuno - ha spiegato il ministro - ha interpretato il rinvio dell'entrata in vigore della legge come un disconoscimento della sua validità, ma non è così".

Secondo Scajola la normativa sulla class action è "di assoluta validità e importanza per i consumatori", però "per produrre effetti positivi ha necessità di essere ritoccata" perché "abbiamo il sospetto che così com'è porterebbe a vagoni di ricorsi senza giovare ai consumatori". L'obiettivo invece deve essere, secondo il ministro Scajola, "dare giustizia a chi si sente danneggiato".

Scajola ha poi annunciato la convocazione per domani del "Consiglio nazionale dei consumatori per discutere insieme alle parti coinvolte i ritocchi al progetto di legge".
( 17 giugno 2008)

Associazioni dei consumatori in rivolta: "Non crediamo a un rinvio
la realtà è che vogliono affossare le azioni collettive a tutela dei cittadini"

Caro libri, Fs, poste, sanità
20 class action da paura

L'ultima promossa riguarda lo scandalo della clinica milanese Santa Rita
di CLAUDIA FUSANI


ROMA - "Altro che rinvio, la vogliono affossare, hanno vinto ancora una volta le imprese e perdono, ancora una volta, i consumatori" mette in chiaro Paolo Martinello presidente di Altroconsumo. "Non crediamo spetti a Confindustria decidere chi debba difendere i consumatori - attacca Carlo Pileri presidente di Adoc - In questo modo il governo per conto delle lobby imprenditoriali priva i consumatori di uno strumento fondamentale per la tutela dei loro diritti qual è la class action".

Rabbia, delusione, squilli di tromba e aria di rivolta tra le associazione dei consumatori che attendevano il 30 giugno per presentare gli incartamenti già pronti delle class action a cui migliaia di cittadini avevano affidato le loro speranze non tanto di essere risarciti ma almeno di essere rispettati. Di riuscir a far sentire la loro voce contro abusi e scorrettezze di multinazionali e grandi aziende che producono beni e servizi, dalle Ferrovie a Telecom, dagli acquedotti all'Enel, dagli editori dei libri scolastici a Poste italiane.

E' vero che la class action in salsa italiana, approvata grazie ad un errore (in Senato passò con un solo voto di scarto, quello del senatore di Fi Roberto Antonione che sbagliò pulsante), non ha nulla a che vedere con quella americana. E che la causa, una volta ammessa, non produce una sentenza esecutiva perché stabilisce un danno ma non lo quantifica. E però era sempre qualcosa, "eravamo l'avanguardia in Europa" dicono a Altrocunsumo. Erano pronti, un esercito di cittadini e un plotone di avvocati. Tutto fermo, invece. Il governo fa slittare di sei mesi l'entrata in vigore della class action in nome di un suo miglioramento. "Le correzioni, sicuramente necessarie, potevano essere fatte in corso d'opera" insiste Martinello. Pochi credono a un vero rinvio. La verità è che "le associazioni di categoria imprenditoriali - sottolinea Pileri - si sono opposte in silenzio e in tutti i modi all'entrata in vigore dell'azione collettiva temendo gli effetti negativi di uno strumento di giustizia così efficace contro abusi e soprusi può provocare nei loro confronti". Le imprese hanno chiamato. Il governo ha risposto. "Cedendo alle pressioni di Confindustria" insiste Carlo Rienzi del Codacons.


3.500 contro le "bollette gonfiate" di Telecom. Per capire meglio "i timori" di aziende e lobby imprenditoriali e che razza di guai sarebbero potuti arrivare a partire dal 30 giugno, basta dare un'occhiata ai vari tipi di azioni collettive che adesso, col rinvio, restano invece congelate e dal destino molto incerto. Altroconsumo, per esempio, da marzo a oggi ha raccolto 3.500 adesioni di altrettanti cittadini che lamentano un danno economico da parte di Telecom "connivente" con altri operatori che offrono al cliente, soprattutto del web, servizi di cui non è consapevole. "L'utente si vede comparire sullo schermo una finestra con un messaggio ambiguo, non chiaro, a cui dà l'ok e poi si vede arrivare in bolletta Telecom alla voce "altro operatore" addebiti di decine ma anche centinai di euro" spiega Liliana Cantone di Altrocunsumo. Come sarebbe andata a finire per Telecom? Meglio non saperlo, forse. Anche perché un altro grosso guaio da Telecom doveva arrivare da Adoc: 900 cittadini, che possono diventare milioni perché il caso riguarda tutti gli abbonati Telecom, chiedono il rimborso delle spese di spedizione della bolletta, un caso su cui ci sono già sentenze e pronunciamenti del Garante a favore dei cittadini. Sono 30-40 euro l'anno per cinque anni. Moltiplicati per milioni di utenti... un grosso guaio, appunto.

La battaglia contro il caro-libri. Un'altra patata molto bollente l'aveva messa in piedi Adoc che ha avviato la causa "per i libri di testo scolastici indebitamente maggiorati". Base della causa collettiva è la decisione dell'Autorità garante per la concorrenza e il mercato che nel settembre 2007 ha contestato all'Associazione italiana editori "un comportamento anticoncorrenziale per aver favorito un'intesa fra le principali case editrici che ha determinato un allineamento dei prezzi di mercato con un aumento del prezzo finale di vendita ai consumatori". Un giochino che sarebbe costato alle famiglie dagli 80 ai 400 euro. Le case editrici - le nove principali in Italia, da De Agostani a Giunti, da Rcs a Zanichelli - hanno accettato a maggio di non fare più accordi per il futuro. Ma la class action di Adoc punta ad avere un rimborso che potrebbe essere pari a un 10-15 per cento della spesa annua sostenuta dalle famiglie negli ultimi cinque anni. Sono quasi cinquemila le persone che hanno sottoscritto il modulo di Adoc. Solo a Salerno erano state raccolte in questi giorni tremila adesioni.

Contro poste, caro acqua, buche nelle strade, la malasanità, le tasse degli studenti universitari. Class action ovverosia come dare voce al cittadino che sempre di più subisce senza sapere con chi far valere i propri diritti. Basta dare un'occhiata al sito sulla Class Action in Italia per rendersi conto che razza di rivoluzione sarebbe andata in scena dal primo luglio. I piccoli comuni si sono organizzati in un Coordinamento nazionale e hanno nominato come proprio generoso Don Chisciotte Virgilio Caivano. Se il governo non avesse rinviato di sei mesi (per sempre?) l'entrata in vigore della class action, Caivano avrebbe ad esempio creato molto disturbo a Poste italiane per i danni provocati con i mancati e/o ritardati recapiti. La Federcosumatori abruzzese ha già raccolto le firme per la class action contro il caro acqua di cui sarebbe colpevole il consorzio privato Ato Abruzzo. L'Unione degli Universitari sta per promuovere una class action contro l'Università per avere indietro circa 6 milioni di euro pagati in eccesso dagli studenti con le tasse universitarie che per legge non possono superare il 20 per cento dei finanziamenti statali. Si tratterebbe di un rimborso di pochi euro a studente ma, spiega l'avvocato Michele Bonetti, "l'azione collettiva permetterà di stabilire un precedente e di ribadire il principio che le regole non possono essere infrante".
Carlo Rienzi, presidente di Codacons, ha una schiera di 150 avvocati in tutta Italia che hanno raccolto materiale per cause collettive - 32 solo a Roma.- per danni provocati da buche nelle strade e code negli ospedali. Nell'ultima settimana hanno annunciato l'azione collettiva anche i pazienti della clinica milanese Santa Rita.

Trenitalia piglia-tutto. Contro le Ferrovie dello Stato si stanno concentrando le migliori energie delle associazioni dei consumatori. Sono ben tre le associazioni che hanno deciso di dichiarare guerra alle ferrovie: Adoc, Federconsumatori e Adusbef. "In meno di una settimana abbiamo raccolto decine e decine di adesioni contro i ritardi dei treni dei pendolari" spiega Pileri (Adoc). Le azioni collettive si concentrano soprattutto sui tagli ai treni dei pendolari e sul rapporto qualità-prezzo del servizio. "Se ci impediscono la class action - annuncia Pileri - andremo comunque avanti con le azioni collettive vecchio stile, più complesse, ancora più lente e però sempre cause...".


(17 giugno 2008)